Nesso, un angolo di magia tra le sponde del lago di Como

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Opinione scritta da: go

Mai furono più vere le parole del saggio filosofo cinese Lao Tzu incontrando il borgo di Nesso: ‘Fai che il tuo cuore sia come un lago, con una superficie calma e silenziosa, e una profondità colma di gentilezza’.
In queste tre brevi frasi s’incontra lo spirito sottile e gentile del Lago di Como, silente ed ispirante per scrittori, pittori e poeti, gentile con le sue acque dolci, le sponde quiete tra le quali attraccare grazie ai numerosi battelli che esercitano il trasporto via lago, o le strade serpeggianti lungo le coste frastagliate tra borghetti, vigneti, campagne a ridosso di colline e subito monti altissimi, imperiosi.

Tra questi borghetti Nesso, sulla strada verso la rinomata Bellagio, un piccolo borgo non da meno rispetto alla località più blasonata, oasi di pace e di meraviglia nella quale poter contemplare il lago, la sua apparente immobilità, i riflessi delle nuvole giocando tra le ombre quasi dipinte sulla superficie di barche. Un quadro impressionista nella quale la quiete e la bellezza del paesaggio si fondono stemperati tra oli di quadri che ne hanno negli anni immortalato la forma e la sostanza ispirata.
Gli abitanti locali lo chiamano Ness, quasi ci fosse un’attinenza a distanza con il famoso, immaginifico Nessy scozzese: pur sempre di laghi si parla e Ness, in lingua scozzese vuol dire lago.

Forse però in questo specchio d’acqua nel cuore comasco l’unico mostro presente nelle profondità potrebbe essere l’ottimo luccio o la bottatrice, pesci regali nella cucina delle molte strutture gastronomiche locali, annaffiate da ottimi vini e da una serie di offerte culinarie deliziose, di lago e di terra.
Tra le vecchie abitazioni, suggestive vestigia di un’epopea antica, si nasconde una gola, l’Orrido di Nesso, insenatura profonda attraversata da un ponte del tipo del ‘diavolo’ con arco a punta, un percorso d’acqua verso la congiunzione interna di due torrenti, quelli delle valli di Tuf e di Nosè.

In questo incontro (ricordate che nell’antichità pagana le confluenze erano spesso dedicate a divinità protettive), la magia della Natura si esalta nell’incontro di una cascata quasi celata dalle ere, dagli uomini: un angolo di lago al di fuori del concetto di tempo e spazio nel quale ammirare la cascata dal Ponte della Civera.
In questo luogo l’atmosfera esalta il gusto ed il senso antico del tempo inesistente, luogo fotografico in tutte le ore del giorno, soprattutto al tramonto, quando i raggi del sole s’abbassano all’orizzonte illuminando la zona con giochi d’ombre che non possono sfuggire ai fotografi più attenti.

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